L’indice di trasparenza 2022 di Fashion Revolution

fashion transparency index

Non è più sufficiente leggere l’etichetta sul capo, alla trasparenza dei brand di moda ci pensa il Fashion Transparency Index. Ma di cosa si tratta esattamente? 

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Il Fashion Transparency Index è un indice che fornisce informazioni sulla trasparenza delle grandi aziende di moda circa la propria catena di fornitori, le pratiche produttive che adoperano e le politiche ambientali e sociali. Senza trascurare l’impatto che il brand genera sulle persone e sull’ambiente.

L’indice permette dunque di valutare e confrontare direttamente i dati forniti dalle singole aziende per scegliere con maggiore consapevolezza i brand per i propri acquisti futuri.  

Trasparenza: dichiarazioni dei marchi e risultati finali 

Il Fashion Transparency Index di Fashion Revolution 2022 è stato realizzato contattando circa 250 grandi marchi internazionali. Il 62% di loro ha completato il questionario, rispetto al 37% che non ha risposto e all’1% che si è rifiutato di partecipare al sondaggio. 

Inoltre, pochi brand sono stati disposti o capaci di  segnalare informazioni specifiche sulla loro catena di approvvigionamento e sulle proprie pratiche commerciali.

Il 4% dei marchi dichiara di adottare pratiche di acquisto di ring-fencing, mediante le quali il committente tutela il costo del lavoro così da non influenzare le trattative. 

In termini di sostenibilità e inquinamento, l’85% dei brand non rivela i propri volumi di produzione annuali e solo il 45% dei marchi rivela gli obiettivi sui materiali sostenibili.

Inoltre, il 24% specifica le pratiche di riduzione d’impatto delle microfibre e solo l’11% dei maggiori marchi pubblica i risultati dei test sulle acque reflue dei propri fornitori.

Nella classifica della trasparenza, in vetta l’azienda OVS ma sul fondo Fashion Nova, Max Mara, Tom Ford e K-Way

Tra i marchi che hanno ottenuto il punteggio più alto c’è il brand italiano OVS, 78% mentre a pari merito con il 66% seguono H&M, The North Face e Timberland.

Il gruppo veneto Calzedonia ha potenziato notevolmente il punteggio dall’11% dello scorso anno al 54% nel 2022. 

Ci sono però 73 brand che hanno registrato un punteggio tra 0 e 10%, tra cui Fashion Nova, Max Mara, Tom Ford e K-Way

Ciò che però risulta incoraggiante, secondo quanto dichiarato da Fashion Revolution, riguarda i progressi significativi di trasparenza in diversi settori di mercato tra cui lusso, abbigliamento sportivo, calzature e accessori, e in diverse aree geografiche. Questo dimostra come l’indice incentiva alla trasparenza dell’intera filiera produttiva.

Good Clothes Fair Pay e  la proposta di legislazione sul salario dignitoso

Per quanto riguarda il living wage, salario dignitoso, solo il 27% delle aziende dichiara il proprio rapporto con salario minimo di sussistenza.

Fashion Revolution e Wrad, marchio fondato da giovani sostenitori del l’innovazione sostenibile, promuovono un’iniziativa volta a costruire un sistema moda più equo, chiamata Good Clothes Fair Pay. 

  • Good Clothes Fair Pay è una campagna di raccolta firme che mira a una legislazione sul salario minimo nei settori dell’abbigliamento, del tessile e delle calzature.

È a più grande campagna dell’UE sui salari di sussistenza nel settore dell’abbigliamento fino ad oggi.

La proposta di legislazione sul salario dignitoso mira a tutte le aziende che vendono i loro prodotti in UE, indipendentemente dalla provenienza di fabbricazione dei prodotti, permettendo una riforma nella filiera della moda ovunque. 

Anche influencer e volti noti del settore fashion come la giornalista Mariella Milani hanno accettato di sostenere l’iniziativa per aiutare i cittadini europei a raccogliere un milione di firme. 

Con un video sui suoi canali social, la giornalista di moda, Mariella Milani chiarisce la sua vicinanza all’iniziativa

“La maggior parte dei lavoratori dell’abbigliamento, del tessile e delle calzature vengono sfruttati. Soprattutto donne, migranti e bambini, utilizzati dalle aziende per ricamare abiti che costano follie.”

E ancora

“Un salario dignitoso non è un lusso ma un diritto umano fondamentale, eppure non è così”.

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